sabato 4 aprile 2009

CAUSE PSICOSOCIALI DELLO STRESS

Le cause sociali dello stress sono quelle pressioni che a volte ci inducono ad uniformarci agli obiettivi ed alle regole imposte dagli altri. Tra le cause sociali dello stress rientrano:

- la spinta al conseguimento del successo, lo spirito di competizione eccessivo;
- la ricchezza;
- lo status sociale;
- il lavoro inteso come " quello che fai nella vita..";
- l'aspetto fisico;
- la sruttura sociale che premia i vincenti ed emargina i perdenti;
- l'educazione ricevuta nei confronti del senso del dovere;
- le convenzioni sociali;
- i problemi familiari;
- la pressione del lavoro.


Dott.ssa Alessandra Rosa

giovedì 19 marzo 2009

ANSIA DA PRESTAZIONE

Da sempre la sessualità è permeata da miti e da “doveri” che possono rendere una situazione piacevole una prova d’esame. La nostra cultura, la continua competizione con il prossimo e la pressione mediatica riguardante il sesso possono avere come conseguenza la percezione, nell’uomo, che l’incontro intimo non è più un momento di piacere ma una dimostrazione di quanto si vale, di quanto si è bravi. Si incominciano ad affacciare nella mente dell’individuo paure e preoccupazioni riguardo la possibilità di non essere all’altezza, di non durare abbastanza e di non essere in grado di dare piacere alla partner. Il “piacere” si sostituisce presto con la parola “dovere”, l’”intimità” si sostituisce con la “prestazione” sminuendo e permeando di timori i momenti piacevoli. I comportamenti che dovrebbero essere naturali e spontanei diventano inadeguati e innaturali. L’ansia da prestazione porta il soggetto a considerarsi inferiore e quindi a mettere in atto comportamenti esagerati al fine di cancellare l’idea del fallimento. Il continuo desiderio di raggiungere standard sessuali elevati, a volte impossibili, porta il maschio a vivere la sessualità con ansia, paura del fallimento e modo per affermare se stesso e la propria autostima. La sessualità è un’area molto importante della nostra vita su cui possono influire gli stress e le preoccupazioni della vita di tutti i giorni.
Il pensiero negativo prodotto dall’ansia non fa altro che aumentare la possibilità che problemi quali l’eiaculazione precoce e le disfunzioni erettili possano accadere.La possibile defaillance conferma all’individuo che la sessualità è un esame e che non essendo riuscito nel suo “dovere” egli non è un uomo, è un fallito. Un’occasionale perdita di erezione può essere la causa dell’istaurarsi del circolo vizioso che non fa altro che accresce le preoccupazioni nei confronti del sesso: si ha la paura di non riuscire ad avere l'erezione o di eiaculare troppo presto, e se è capitato una volta si ha il terrore di fare peggio...e l'ansia che aumenta favorisce ancora di più questo effetto indesiderato (la profezia negativa si autoavvera). Le tensioni che si vengono a creare sotto le lenzuola possono alterare anche la comunicazione all’interno della coppia, in particolar modo l’uomo comincia a far dipendere la propria identità (di maschio) dalla sua performance. La persona che soffre di ansia da prestazione dimentica che una piccola perdita di erezione è un evento naturale e che non rappresenta, quindi, un evento catastrofico. La vergogna di chiedere un aiuto psicologico, porta molti uomini a ricorrere a pillole che favoriscono l’erezione al fine di interrompere il circolo vizioso; creando spesso una dipendenza psicologica da questi farmaci. La capacità di riconoscere i pensieri e le convinzioni errate e la comprensione che la sessualità è fatta anche di piccoli “errori” possono aiutare l’uomo a capire che il sesso non è una gara ad ostacoli ma è un momento di intimità che viene facilitato da serenità personale e da una buona fiducia nell’altra persona. Il “fallimento” deve essere colto come momento di riflessione, di crescita. L’ansia da prestazione può essere il trampolino verso una maggiore conoscenza di se stessi e del proprio modo di relazionarsi con altri e con se stessi.

domenica 1 marzo 2009

CONSEGUENZE NEGATIVE DELLA RABBIA INESPRESSA

La rabbia è un'emozione comune che deve essere espressa per preservare il benessere generale; le espressioni inadeguate della rabbia sono rappresentate dalla violenza e dall'ira. La rabbia inespressa comporta una serie di conseguenze:

- depressione;
- ansia;
- colpa;
- attività autodistruttive: abuso di sostanze stupefacenti, mangiare per mascherare i sentimenti,
problemi gastrointestinali, ipertensione.....
- aggressione/ violenza;
- dissimulazione della rabbia: sarcasmo, isolamento, rifiuto di rapporti sessuali, spostamento


Dott.ssa Alessandra Rosa

10 MODI PER RISPONDERE ALL'AGGRESSIONE

1. Riflessione: rispondete dimostrando di aver recepito il messaggio. Potete aggiungere informazioni o ponete dei limiti.

2. Asserzione ripetuta. Non giustificate opinioni o desideri, ripetete il punto di partenza. In questo modo ignorerete le questioni irrilevanti e quelle che possono provocare ulteriore attrito.

3. Esprimete le vostre supposizioni circa l'opinione o la posizione dell'aggressore e rimanete in attesa di una sua risposta.

4. Ricorrete ad affermazioni in " prima persona" " io penso", " io sento" ecc..

5. Rivolgete le domande: le domande si dimostrano molto utili nel contrastare l'aggressione non verbale.

6. Affermazioni paradossali: fate un'affermazione che induca gli altri a pensare che le loro affermazioni aggressive potrebbero ritorcersi contro se stessi.

7. Interruzione: sospendete la discussione e fate una pausa; tale comportamento permette di prendere tempo per pensare a quale risposta fornire, come pure nel caso in cui si intenda rifiutare una domanda o una richiesta.

8. Ripetizione: se avete l'impressione che il vostro interlocutore non vi stia ascoltando, potete domandargli: " che cosa hai capito di quello che ho appena detto?".

9. Inversione del feedback: chiarite ciò che pensate vi sia stato detto ripetendolo di nuovo, con parole vostre.

10. Risposte essenziali: se vi sentite attaccati, ma non avete voglia di continuare la discussione e non sentite di voler difendere la vostra posizione, rispondete in maniera diretta con un " si" o un " no".


Dott.ssa Alessandra Rosa

lunedì 23 febbraio 2009

IL RELAX

Quante volte parliamo di relax..... ma sappiamo veramente cosa si intende con tale termine? Il relax non va confuso con il riposo o sonno, infatti:

- il relax è uno stato di rilassamento volontario e cosciente che si ottiene consapevolmente, riducendo l'attività mentale, ottenendo l'eliminazione delle tensioni psico-fisiche;
- il sonno o il riposo ci consentono di raggiungere uno stato di rilassamento minore, a volte non sufficiente ad eliminare lo stress.

Il rilassamento è uno stato del nostro essere nel quale si ottiene un rallentamento sia dei nostri organi vitali, ma soprattutto della nostra mente, riducendo al minimo il campo della coscienza.
Nella nostra cultura occidentale, questo stato di allentamento della tensione spesso è visto come un limite; in realtà sarebbe molto utile praticare il rilassamento. La nostra mente non si ferma mai, neanche la notte: il relax può calmare la mente per renderla più coerente alla realtà. La pratica del realx ripristina l'armonia in quanto, inducendo modificazioni contrarie a quelle prodotte dallo stress, riequilibra le varie funzioni mediante una serie sistemica di azioni psicologiche e fisiologiche. Di conseguenza subentra uno stato di calma, le tensioni si sciolgono, si ripristina l'armonia; eliminate le tensioni possiamo affrontare e risolvere i problemi, ed accedere alle risorse psicologiche più funzionali.

Dott.ssa Alessandra Rosa

COME AIUTARE GLI ALTRI AD IDENTIFICARE LO STRESS

E' importante saper individuare i sintomi di una condizione di stress per poter aiutare le persone che ci circondano. I principali sintomi di stress riscontrabili dall'esterno sono:

- agitazione: una persona non riesce a rilassarsi, a dormire, deve muoversi in continuazione;
- assunzione di alcool: bere troppo o troppo spesso contribuisce ad aumentare lo stress;
- disturbi del linguaggio: può accadere che si balbetti, che le frasi restino incomplete o che si
presentino difficoltà di articolazione;
- esplosioni di nervosismo: un forte stress può comportare crisi di rabbia e/o pianto immotivate;
- fumo: il fumo eccessivo può essere un sintomo di stress e se non si ha la possibilità di farlo si
diventa irritabili;
- impulsività: agire senza riflettere può essere un forte segnale di stress;
- inappetenza: una persona stressata tende a non nutrirsi in modo adeguato;
- negativismo: tendenza ad assumere un atteggiamento negativo rispetto alla situazione
presente;
- rifiuto della situazione: una persona stressata può scappare da una situazione in quanto la
interpreta in un modo diverso rispetto alla realtà;
- tremore: a volte alle persone stressate tremano le mani, le gambe o il corpo intero.


Dott.ssa Alessandra Rosa

mercoledì 18 febbraio 2009

LA COMUNICAZIONE NELLA COPPIA

Lui pensa:"E' bellissima, anche se troppo magra" e dice: "Tesoro! Ti sei dimagrita!".
Lei pensa: "Mi ha detto che ero troppo grassa!" e mette il muso.
Quante volte sono accaduti questo fraintendimenti...
Le relazioni, e in particolare la coppia, possono essere fonte di grande soddisfazione e di crescita personale; a volte con il trascorrere del tempo si possono venire a creare situazioni di disagio che possono far precipitare la relazione.
Come mai persone che si sono tanto amate finiscono per farsi la guerra nei tribunali e finiscono per non rivolgersi la parola?
All'interno di una coppia gli elementi coinvolti sono principalmente tre:
1. i due partner con i loro pensieri, le loro esperienze e le loro emozioni;
2. la comunicazione, con tutti gli aspetti positivi ma anche con molte difficoltà e trappole.
Una buona comunicazione, chiara ed emotiva può autare i membri della diade a comprendere fino in fondo i desideri e i bisogni del partner.
Quando comunichiamo e ascoltiamo ciò che il nostro partner esprime, siamo sempre influenzati dalle nostre emozioni e dalle nostre esperienze passati. Proprio tali esperienze ci portano a "decodificare" i messaggi che riceviamo.
Una buona comunicazione è connotata da una chiarezza che non lascia libertà "di interpretazione" e dall'espressione del proprio stato emotivo. Proprio all'interno di tale principio la Terapia Cognitiva-Comportamentale ha sviluppato un filone di studi che si interessa delle "distorsioni" comuni che avvengono all'interno di una coppia.


coppia2

Dott. Angelo Collevecchio

biglietto da visita